La storia di tutti

Talvolta la nostra mente ci regala dell’immagini, delle visioni così evocative che sentiamo subito il bisogno di realizzarle attraverso l’arte per cui ci sentiamo più portati. E’ un’esigenza quella di rappresentare questi segreti quadri della nostra anima. Spesso però questi quadri sono appunto solo tali, fini a se stessi nella loro bellezza.

Quando però si è scrittori, si aspira a voler diventare scrittori o magari si scrive solo per diletto, questo risulta un problema. Una storia necessita di un inizio, uno svolgimento e una fine. A volte abbiamo chiara una particolare scena, ma non sappiamo cosa farne, non sappiamo come svilupparla. E allora rimane lì, cristallizzata in un file del nostro pc. Io di questi file ne ho tanti, scritti magari in un impeto di ispirazione ma morti prima del nascere.

Mi è quindi venuto in mente che di questi schizzi se ne potrebbe fare qualcosa: farli continuare a qualcun altro.

Non so quanto questa cosa possa prendere piede ma ci provo. Il punto è che si deve cercare di continuare un brano (io adesso ne posto uno dei miei) senza seguire dei punti prestabiliti, ma soltanto con l’intenzione di farne vivere i protagonisti.

Questo il brano:

Ogni giorno M. tornava a casa in quel particolare momento del giorno in cui il sole si accinge a scomparire ma è tuttavia ancora presente, inondando la strada di un misto tra arancione e azzurro, donando a quell’ultima passeggiata un misto di nostalgia e meraviglia. M. aveva preso l’abitudine di percorrere una via isolata, lontana dal centro abitato e dal traffico di fine giornata. Una via alberata e nascosta, un percorso di erba alta quasi sempre avulso da pretese metropolitane. Non era certo la strada più breve, ma era quella più bella.

Una volta, mentre M. percorreva quella via, ormai per lui di così familiare intimità, scorse lungo il cammino una sagoma proveniente dal senso opposto.

Come vedete sono pochissimi righi, in cui non c’è scritto quasi niente. E’ una situazione potenzialmente sviluppabile in un milione di modi. Ed è proprio questo che vorrei che succedesse: che ne nasca una storia, o magari più di una, scritta e passata da penna a penna. Non ci sono regole. Gli sviluppi possono essere tanti e tutti possono coesistere contemporaneamente.

La storia potrebbe finire tante volte in maniera diversa o forse non avere mai fine, forse non avere mai inizio. Sta a voi.

Chissà se il cammino di M. continuerà. Io ne sarei felice. M. potrà diventare il personaggio di chiunque ne voglia prendere in mano le redini, vivrà attraverso le loro parole, le loro esperienze, le loro paure e gioie.

La sua storia potrebbe diventare, subendo l’influenza di tante personalità differenti, la storia di tutti.

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Continuo a sentire

Continuo a sentire “sii fedele a te stesso” oppure “non permettere alla tue paure di cambiare chi sei”.

Ma chi sono, io?

Le prossime uscite Pixar e che cazzo vi siete fumati.

Allora allora allora. Rimaniamo in argomento Disney, però spostandoci un po’.

Come il titolo può far intuire, in questo post  vorrei esprimere le mie “”””perplessità”””” circa le prossime uscite (almeno quelle ad oggi confermate) della Pixar.

Non voglio espormi molto sul film che uscirà a giugno dal titolo “Inside out” perché devo ammettere che i trailer a riguardo me lo fanno apparire abbastanza promettente, quindi ok mi sta bene e lo attendo con piacere. Non parliamo neanche di quello previsto per Novembre “The good dinosaur”, sul quale non si sa ancora praticamente nulla. Comunque a me i dinosauri non mi hanno mai fatto impazzire, però boh si vedrà.

Concentriamoci su quelli che usciranno dopo, perché c’è del preoccupante. I titoli che seguiranno infatti questi ultimi film mi fanno temere il peggio e comincio seriamente a credere che alla Pixar non sappiano davvero più cosa inventarsi, palesando una grande mancanza di originalità.

Sembra ormai che alla Pixar sia scoppiato il morbo del “facciamo il sequel di tutto”. Adesso passi il prequel di Monsters & co, carino eh, anche se dimenticabile quanto l’era glaciale 56, ma diamoci una calmata.

Sono previste le seguenti uscite:
2016 – Alla ricerca di Dory. Seguito di Alla ricerca di Nemo. MH

2017 – Toy story 4. Sì. TOY STORY 4. Cioè avevate creato una trilogia PERFETTA. Cazzo erano uno più bello dell’altro e adesso cosa volete farmi? UNA STORIA D’AMORE. Toy story 4, e non sto scherzando, sarà una storia d’amore. Non so proprio cosa pensare.

Non si sa quando – Gli incredibili 2. Questo potrebbe anche andarmi bene.

Ma il male peggiore, signori, è un altro.

Vi ricordate quella merda di Cars? E vi ricordate quanto tutti noi abbiamo cercato di dimenticarlo ma invano perché è uscito quella se è possibile ancora più merda di Cars 2? Ebbene voi direte: la finiranno qui? Dai Pixar non fa niente, è stato un errore di percorso, noi ti vogliamo bene lo stesso.

E invece no. Pare infatti che, e lo dico con la morte nel cuore, a data da definirsi uscirà Cars 3.

Non credo ci possa essere altra spiegazione a questa cosa se non demenza senile. Ma perché? Davvero a chi interessano ‘ste macchinine idiote? A chi? E le macchine e gli aerei e le navi ma basta. E’ ROBA PER BAMBINI DI 5 ANNI. 5 ANNI

A questo punto spero che il mondo finisca prima, ma Cars 3 no, non lo accetto.

Vado a suicidarmi, ciao

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Frozen 2 sì Frozen 2 no?

Partendo da due premesse e cioè che a. amo Frozen e b. non ho ancora visto Frozen Fever, volevo un po’ mettere insieme delle considerazioni circa le ultime notizie trapelate dall’Internet.

Pare infatti che l’annuale meeting degli azionisti della Disney (aka piano malvagio per conquistare il mondo) tenutosi  in questi giorni, abbia portato risultati interessanti.

In prossimità dell’uscita del nuovo cortometraggio Frozen Fever (che ripeto, non ho ancora visto quindi non so se sia una cagata oppure no), che accompagna l’uscita al cinema del film su cenerentola, è stato raggiunto un accordo rispetto alla possibilità di fare un seguito di Frozen.

Già da un po’ circolavano alcune voci sul caso, alcune addirittura vedevano la Disney collaborare con la Dreamworks per far incontrare Elsa da Frozen con Jack Frost dalle 5 leggende. Per quanto sì, la fanart qui sotto sia innegabilmente molto carina, vi pare che la Disney si abbasserebbe mai al livelli di madagascar? Andiamo.

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Quelli che fino ad ora erano stati solo bisbigli (incrementati da alcune dichiarazioni di Jennifer quantomistaisulcazzo Lawrence che aveva confermato una sua ipotetica partecipazione a questo ipotetico film), si sono adesso andati a concretizzare con un sonoro sì: Frozen 2 si farà.

Sebbene il film Frozen mi piaccia molto ed è sicuramente uno degli ultimi classici Disney più riusciti, non so se essere felice o meno di questa notizia.

Difficile non comprendere quali siano state le nobili ragioni che stanno dietro la decisione di continuare Frozen per farne una saga (perché a questo punto state certi che nel 2067 uscirà anche il 3): i soldi. No, niente magia Disney.

Il merchandising di Frozen è infatti diventato negli ultimi due anni uno dei più grandi della Walt Disney Company, tanto da non inserire Anna e Elsa in quello delle “Principesse Disney”, obbligando gli affaristi della Disney a crearne una macchina mangia soldi a sè stante.

E vogliamo parlare dell’intelligenza di creare un pupazzo di neve che adora l’estate? Cioè ‘sto coso te lo possono vedere ogni giorno dell’anno. Ditemi voi se non sono dei geni del male.

(Da notare la macchina fai granite a forma di Olaf recentemente uscita in Italia, dai ma come fai a non desiderare di vendere tua nonna per averla? Pezzo immancabile per ogni collezionista).

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Dunque appare chiaro come vi era l’obbligo morale di continuare a fare soldi, confermando Frozen 2. Preciso che questa non vuole essere una critica a tutto ciò, è una strategia di marketing che sarebbe da stupidi considerare sbagliata, se la si considera tale, appunto una strategia di marketing.

Ma vogliamo davvero cascarci? Purtroppo credo ci cascheremo tutti senza troppi complimenti.

Assunto e accettato che la Disney controlli le nostre inutili esistenze, sorgono ore le ovvie e varie domande: questo seguito di Frozen riuscirà a superare la trama, le canzoni, le scene d’animazione pazzesche del primo film? Negli ultimi anni mamma Disney ha alzato il tiro grazie alle mani esperte di John Lasseter (che prima si occupava prevalentemente dei film Pixar) vincendo per due anni consecutivi l’academy per il miglior film d’animazione (l’anno scorso per Frozen, quest’anno per Big Hero 6). Riusciranno a mantenere lo stello livello di qualità senza sputtanare Arendelle e via dicendo? Sono dilemmi.

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Per come la vedo io le cose possono andare in due modi: o quelli della Disney sfornano un secondo capolavoro (perché quando ci si mettono lo fanno, vedi ralph spaccatutto) e quindi succederà come per dragon trainer 2 che è bello quanto il primo. Oppure ci sarà una continua ed infinita carrellata di cagate senza fine e Frozen diventerà il nuovo Shrek. Per adesso possiamo solo fare pronostici.

Sinceramente non mi sento di dire “nooo blee buuu schifo Frozen 2” come già molti stanno facendo. Cristo ma aspettate che esce, magari da una cosa bella ne esce un’altra bella, poi se fa cagare niente ci facciamo bastare il primo. Ma che problema c’è?

E poi Frozen ci ha regalato momenti magici come quando John Travolta ha storpiato il nome di Idina Menzel agli oscar. Non volete anche voi più Adele Dazeem per tutti?

La cosa che certamente mi perplime di più in tutto ciò sono proprio le canzoni, già quella di Frozen Fever mi sembra decisamente sottotono se paragonata a let it go e alle altre del film. Ma potrebbero sorprenderci. Quelli per fare i big money possono cagarti la bella e la bestia in un attimo e far resuscitate Angela Lansbury dal sonno eterno (non è morta grazie al cielo, tanto per smentire le ultime voci del caso) e farle cantare chissà cosa.

Per adesso l’idea di Frozen 2 non mi fa completamente schifo. Se da un lato quando c’è di mezzo la Disney non sono mai completamente obiettivo e mi potrebbe andare bene quasi qualunque cosa, dall’altro rimane il timore che ne esca fuori un’enorme cagata.

In ogni caso non vedo l’ora. Personalmente poi non mi importa di quanto la Disney tenti di comprarmi, io sono sempre ben felice di farmi intortare.

Ditemi voi cosa ne pensate, come al solito sono aperto al dibattito. Ciao belli

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Vi siete fottuti il cervello

Come si può evincere dal titolo questo sarà un post fortemente critico e il motivo per cui lo scrivo è che mi sono rotto il cazzo e questa frase leggetela come se fossi molto molto arrabbiato perché lo sono. Sarò breve.

Ormai ogni cazzo di sera su Twitter Facebook e ovunque sembra come se tutti gli utenti siano presi da un’isteria collettiva che li spinge a sentirsi in dovere morale di commentare qualsiasi merda che passa in tv.

Per merda intendo programmi come l’isola dei famosi uomini e donne e simili che ripeto sono merda.

Partendo dalla considerazione che se non commentate anche i documentari sulla foca monaca non vi arrestano, tranquilli. Ma io mi chiedo, perché? Perché perseverare in questa necrosi neurocellulare assecondando tale marea di stronzate? Davvero, ma che cazzo vi prende a tutti quanti. Spegnete la televisione porca troia. E basta con questa storia che è trash e quindi è un bello brutto perché no è solo brutto e se non lo capite curatevi, veramente uscite da questo infinito tunnel di stupidità.

Personalmente poi trovo chi riesce a tollerare più di dieci minuti di maria di filippi l’anti sesso. Perché sì l’ignoranza me lo fa ammosciare come forse solo i my little pony.

Consapevole del fatto che tale appello, se così possiamo chiamarlo, arriverà solo a chi non ne ha bisogno, invito chi sta leggendo questo post ad una riabilitazione, e vedete che c’è salvezza anche per voi se spegnete la tv e accendete il cervello. ciao

Cosa ne penso di Interstellar (ALLERTISSIMA SPOILER)

Dopo qualche giorno per mettere insieme le idee su Insterstellar credo di essere pronto per dire la mia. Non fregherà un cazzo a nessuno della mia opinione probabilmente ma hey è il bello di internet poter far sapere al mondo cosa vuoi dire al mondo.

Tralasciando il fatto che, per questioni di forza maggiore, ho dovuto guardare il film in una sala, che per usare termini tecnici, faceva cagare. Lo schermo non rendeva giustizia agli effetti speciali del film e non me li sono goduti, e in più non sono riuscito ad immergermi completamente nel film (e trattandosi di un film sullo spazio la cosa si è fatta sentire). Immagino che per ovviare a ciò aspetterò il blu-ray e me lo guarderò sul 36 pollici come ho fatto con Gravity e amen.

Parliamo però della storia. In partenzaa le intenzioni del film non mi erano dispiaciute, anzi l’idea di un viaggio di esplorazione interstellare quasi alla star trek (sebbene in questo caso non fosse semplicemente esplorazione fine a stessa) poteva pure andare. Il problema secondo me sta in alcune scelte narrative evitabilissime ai fini della storia.

Tra le più inutili la parentesi Matt Damon, che ha allungato solo il brodo senza dare niente in più. E poi vogliamo parlare della lite tra i figli di Matthew McConaughey? Perchè il figlio vuole rimanere in quel posto se vede che la sua famiglia sta morendo? Non ha senso. L’ho visto solo come pretesto per rendere il tutto più drammatico, peccato che non interessasse a nessuno questo tafferuglio familiare, se schiattavate tutti ce ne facevamo una ragione.

Ma le mie perplessità maggiori su questo film derivano da tre considerazioni. La prima riguarda il fatto che, ok non capisco niente di astrofisica e nella mia estrema ignoranza ho trovato il tutto abbastanza credibile, ma se siete passati da un universo all’altro attraverso il wormhole, perché Matthew ritorna nel nostro passando per il buco nero? Tra 12 universi possibili poi, ma davvero?

Due, la figlia, ruth o come si chiama, alla fine dopo un parto mentale molto dinamico (e ce lo viene fatto vedere tutto ma proprio tutto) capisce chi è il fantasma in realtà e… Eureka! Improvvisamente l’epifania della formula mancante. Ecco, ma ‘sta cosa non vi sembra un po’ campata in aria? Tremila spiegoni all’inizio del film e poi su questo neanche una parola. E noi non lo capiamo che cazzo ha scoperto questa, niente. Mistero.

Infine, e qui è bene ripeterlo SPOILER SPOILER SPOILER, l’idea del futuro che interagisce e spiega gli eventi passati io penso di averla vista almeno tredici miliardi di volte, in donnie darko, in the butterfly effect, in futurama, e in quasi tutte le puntate di doctor who (ma la puntata “le finestre nel tempo” è forse quella più calzante, in maniera quasi sospettosa aggiungerei). Dunque il finale, se non abiti sulla luna, è abbastanza prevedibile (almeno io a metà film già temevo potesse andare a finire così, cosa che forse non può dirsi per il tipo che era seduto dietro di me che dopo aver capito l’arcano, ormai evidente anche agli estintori del cinema, ha pensato bene di condividere con tutti i presenti in sala il suo stupore urlando “era lui il fantasma incredibile!” almeno per 17 volte). Quindi in questo senso (rispetto a questo aspetto della storia) non ci ho visto l’innovazione da tutti decantata.

In ogni caso, sebbene penso di averlo distrutto è comunque un bel film che gli amanti del genere come me non schiferanno completamente proprio in virtù del genere di cui si fa portatore ma secondo me è come quando tenti di camminare bene e proprio perché ti sforzi tanto nel farlo inciampi su te stesso, è questo che fa Interstellar, non regge il peso delle proprie ambizioni. E’ imponente, non un’americanata alla the avengers certo, ma lo spessore che tenta di imporsi richiama inevitabilmente tutte le pignolerie del caso.

Ah, volevo anche aggiungere che essendo un inguaribile romantico ho trovato interessante il discorso sull’amore come forza che trascende lo spazio e il tempo, “l’amor che move il sole e l’altre stelle” di cui parlava Dante. Forse l’unica cosa del finale che non avevo previsto e che mi ha colpito. In più, punto a favore per la colonna sonora: straordinaria, epica, wow.

E questo è quanto, spero che chi leggerà non se la prenda troppo, non è una recensione ma solo la mia opinione, e i miei pensieri sparsi da semplice spettatore, poi se ne vogliamo discutere sono aperto al dialogo. Ciao! 🙂

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Riflessioni residue della notte precedente

Ammetto che spesso ricerco il desiderio di intimità, perché mi manca molto come cosa e penso erroneamente di potermi aprire ad un altro senza una solida conoscenza di base, anzi non lo penso, lo attuo e basta. Presumo che così facendo i pregiudizi nei miei confronti me li vada a cercare.

Ma tutta questa storia del conoscersi senza aprirsi e condividere la vedo falsa, capite. Una conoscenza superficiale equivale ad una non conoscenza, per me. Come fai a parlare con una persona, per la quale presumibilmente nutri un certo interesse e sulla quale hai delle aspettative di qualche tipo, senza tentare di non farla entrare nel tuo mondo e senza tentare di entrare nel suo.

Sarebbe come l’incontro tra due universi che se non si sovrappongono diventando paralleli, si guarderanno sempre da un polo all’altro senza incontrarsi mai, oppure, scontrandosi, si distruggeranno a vicenda.

È vero, ogni cosa ha il suo tempo. Ma a che serve rimandare il piacere di conoscere l’Altro, posticipare l’idea di intimità ad un tempo che forse non avrà mai modo di essere. Perché non poter avere adesso l’illusione di ampliare le proprie prospettive future, anche solo per un momento, circa la possibilità di fidarsi di un altro che ti accetti e ti desideri per quello che sei.

Non so quanto sia un modo giusto di agire (e di essere), ma non posso fare a meno di alimentare l’inebriante fantasia che con quella persona andrà tutto bene, anche se dopo un giorno, un’ora, un minuto, la terra potrebbe ruotare in un altro senso. O meglio, continuare a ruotare come ha sempre fatto.

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Immaginiamo…

Immaginiamo che non ci siano mai stati palazzi, né telefoni cellulari, né libri, né auto, né televisori, né canzoni.

Immaginiamo che al mondo esista un solo individuo e che quell’individuo non incontri né sappia mai dell’esistenza di altri individui, dal primo vagito fino al suo ultimo respiro.

Adesso domandiamoci: quell’individuo, si sente solo?

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Le 5 persone che non vorresti mai incontrare all’università

Non mi reco molto spesso in facoltà. Ma quando lo faccio, mi capita sempre di imbattermi in personaggi bizzarri e al contempo affascinanti (dal punto di vista psichiatrico). Soprattutto se frequenti psicologia non è raro che la stranezza dei comportamenti umani sconfini in patologia e che tu ti ritrova catapultato in un episodio di ai confini della realtà. Ho individuato 5 tipologie di figure emblematiche che sicuramente chiunque avrà incontrato almeno una volta all’università. Ne ho omesse molte altre, ma volevo parlare di quelle che sono maggiormente impegnate ad essere fastidiosamente presenti. Cominciamo.

Lo spaesato nullafacente. Questo personaggio soffre di amnesia autobiografica e non si ricorda a quale facoltà si sia iscritto (cosa che ha fatto a occhio e croce nel ’93). Passa così tutti i giorni della sua vita, aggirandosi in modo interrogativo tra i corridoi della facoltà, non capendo bene perché sia lì e quale sia effettivamente lo scopo di quella struttura. Ma lo spaesato non si fa problemi, è ormai parte del tessuto sociale dell’università e percepisce l’imposizione della propria presenza come un obbligo morale (in realtà ha dimenticato dove sia l’uscita).

L’enigmatico. Sebbene lo spaesato interagisca con altri all’interno dell’università, l’enigmatico non crede di dover offrire questo privilegio agli altri. Riconoscere l’enigmatico è facile: indossa costantemente occhiali da sole, sta sempre in piedi e non parla mai. Alcune teorie concordano sul fatto che l’enigmatico stia aspettando qualcosa, perché il suo comportamento lascia trapelare, se non il bisogno di uno specialista, una nevrotica impazienza. L’enigmatico è solito girare in tondo nelle aule per poi fermarsi a fissare un punto a caso. E’ difficile capire cosa faccia l’enigmatico in facoltà, ma lui è sempre lì, come una mosca sul muro, fuori corso dal secondo dopoguerra.

La coppia. Forse l’entità più fastidiosa di tutte. La coppia si è formata all’università e crede che quest’ultima sia la sua dimora. Il loro sguardo si è incontrato tra un pisolino e l’altro e da allora non si è mai più staccato. La coppia non si lava mai perché questo comporterebbe una separazione, in più la coppia ha 4 gambe e 4 braccia, dunque è molto pericolosa. Insomma, quando vedi la coppia, non esitare, SCAPPA!

La rompicoglioni empatica. E’ impossibile non averla mai conosciuta o non averci mai rivolto la parola. Riconoscibile dal kinder bueno che immancabilmente mangia tutte le ore del giorno, la rompicoglioni empatica cerca il contatto umano, unico motivo per cui frequenta l’università. Lei vuole captare le tue emozioni, volerti bene e tendenzialmente intavolare conversazioni sul nulla. La rompicoglioni è un Blob che si nutre di racconti di vita altrui e conosce tutti perché la sua natura le impone di conversare con chiunque incontri lungo il suo cammino, quindi insomma, mettici l’anima in pace, da lei non hai scampo.

La donna bionica. Con le direttive di autodistruggersi nell’ eventualità che non prenda costantemente 30 e lode, la donna bionica sembra apparentemente amare l’università, respirare e vivere per l’università, ma in realtà è stata semplicemente programma per farlo dalla sua casa di produzione in Finlandia. Riesce ad immagazzinare un milione di informazioni al secondo ma non conosce le più semplici leggi del vivere umano. Se ad esempio siete così ingenui da provare a salutarla, lei vi classificherà come informazione non funzionale al suo piano di studi, archiviandovi nel cestino del suo sistema operativo. Non lo fa comunque con cattiveria, diciamo solo che erano finiti i cuori quando è andata dal mago di Oz col leone e lo spaventapasseri. La donna bionica è ad ogni sessione d’esame, per assicurarsi che le sia più preparata di te, e in caso contrario, effettuare un repentino aggiornamento della RAM.

E questo è quanto; ditemi se avete mai incontrato questi personaggi e quali altri dovrebbero essere presenti nella lista di persone da evitare. Alla prossima!

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Deliri di un malaticcio

La vita è una finzione. Ogni azione che compiamo, ogni relazione che intraprendiamo, ogni cosa esiste per alimentare l’essenza di questa finzione. Potremmo dire che la vita vera è quella in cui abbiamo la volontà di essere ciò che vogliamo essere e fare quello che vogliamo fare. Se così è, allora la mia vita non è vera. Nei sogni non abbiamo il controllo delle nostre azioni e non possiamo scegliere dove essere e con chi essere. Ma il sogno non è una finzione. Il sogno è esattamente quello che siamo perché tutto nel sogno parla di noi e siccome il sogno si manifesta esclusivamente nella nostra mente dobbiamo ritenere che è nostro prodotto, e se è nostro prodotto allora è creazione della nostra volontà. Nella vita reale, niente è prodotto da noi, davvero. Anche bere un bicchiere d’acqua è un gesto che compiamo per rispondere a un bisogno fisiologico, è una necessità, come rispondere a una domanda, come scrivere qualcosa, che attuiamo per adattarci all’ambiente esterno o interno che sia. Nella vita reale anche quelli che ci sembrano prodotti della mente, come può essere un’opera d’arte, sono risposte che forniamo a noi stessi per rendere più tollerabile tutto il resto, il mondo, il non noi.

Nella vita reale non possiamo avere tutto e non possiamo essere tutto, e dunque come fa ad essere una cosa impossibile, possibile? Non lo è. Solo il sogno è possibile. Solo nel sogno sappiamo dove andare e andiamo dove vogliamo andare. Non abbiamo il controllo, nel sogno, ma a che serve controllare qualcosa di cui non vorremmo cambiare niente.

Trascinati dall’esperienza del sogno. Intrappolati nella bugia della vita.